Diario di un fotografo naturalista

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GundamRX91
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Re: Diario di un fotografo naturalista

Messaggio da GundamRX91 » 25/08/2021, 9:58

Giara di Gesturi, la terra dei cavalli


Introduzione
La Giara di Gesturi è un luogo incredibile, un luogo senza tempo, un luogo dove si può pensare di vivere in un altro mondo, con la natura ancora intatta, traliccio dell'alta tensione a parte!! Quel posto ospita gli ultimi cavalli selvaggi in Europa, o almeno Internet dice così, e voglio verificare se è vero. Ma diamoci da fare!!

La Giara
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3971718.jpg (181.37 KiB) Visto 186 volte

La Giara è un grande altopiano nei pressi del paese di Gesturi, al centro della Sardegna, in una zona denominata "Medio campidano". L'ambiente della zona è abbastanza verde, intendo dire che ci sono diversi boschi, costituiti dagli alberi tipici di quella zona, la quercia da sughero, anche se sono presenti altre specie di piante, come la macchia mediterranea e le praterie. Durante l'estate l'altopiano è molto caldo, e ovunque è secco, alberi a parte, quindi per i cavalli è abbastanza difficile sopravvivere, ma vivono lì da secoli, quindi penso che abbiano trovato un modo per vivere. Invece durante l'inverno e la primavera, il periodo migliore, secondo me, c'è molta acqua. Nascono infatti tanti piccoli laghetti, o stagni come si preferisce, dove i cavalli sostano durante il giorno per mangiare e rinfrescarsi.
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29/05/2021, 7:51
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L'area è davvero vasta, è di circa 4400 ettari, quindi significa circa 45 chilometri quadrati, ed è a circa 550 metri sul livello del mare. L'altopiano è visitabile solo a piedi o in bicicletta (se non ne possiedi una, puoi noleggiare una bicicletta da un uomo che vive nella zona), quindi durante le giornate calde, dovrai portare con te acqua a sufficienza per tutta l'escursione, perché, per quanto ne so, non ci sono fonti di acqua potabile. In teoria dovrebbe esserci un bar ma era chiuso, quindi era meglio non pensarci.

La Giara si è formata circa 2 milioni di anni fa: alla fine del Miocene, a causa dei movimenti tettonici e della chiusura del Mar Mediterraneo, il mare si è ritirato e nel periodo successivo sono emersi il Pliocene, i crateri di Zepparedda e Zeppara Manna. , ancora ben visibile, che due eruzioni di colate laviche, avvenute nelle due diverse fasi a distanza di 700 anni l'una dall'altra, ricoprirono la valle esistente formando un'ampia pianura basaltica. Ciò non spiegherebbe perché l'altopiano si trovi attualmente in posizione elevata rispetto alle colline circostanti: in realtà non è stato l'altopiano a sorgere ma il territorio limitrofo ad essere eroso dagli agenti atmosferici e dai corsi d'acqua. L'altopiano è stato preservato dall'erosione in quanto il basalto è una roccia molto resistente. Il fenomeno appena descritto si chiama inversione del rilievo.
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Gli ambienti più spettacolari della Giara sono sicuramente i Paulis: paludi temporanee e poco profonde dove ristagna l'acqua piovana. Si trovano in corrispondenza di depressioni della colata lavica: lo sfaldamento della roccia ha dato origine a uno strato argilloso impermeabile che trattiene l'acqua fino alla stagione estiva. Ne esistono una trentina di varie dimensioni con una profondità che va dai 30 ai. Habitat unici nel loro genere, ricoperti in primavera da ranuncoli acquatici, i Paulis ospitano numerose specie viventi tra cui la raganella sarda e il rospo smeraldino, oltre a due piccoli crostacei considerati veri e propri fossili viventi: il Lepidurus apus e il Triops cancriformis che hanno mantenuto inalterato il loro background genetico per 5 milioni di anni [citazione necessaria] ; le uova di questi artropodi, deposte in estate, si schiudono con le prime piogge primaverili.

La posizione geografica della Giara, la sua conformazione di natura impermeabile ed i venti di maestrale danno vita ad una vegetazione unica nel suo genere. La sua superficie è ricoperta per il 46% da boschi, per il 32% da macchia mediterranea, per il 9% da gariga, per il 10% da praterie e per il restante 3% da paulis.

Il bosco caratteristico è la sughera mentre meno frequenti sono le formazioni boschive di roverella o leccio.

La macchia mediterranea è caratterizzata da arbusti come il cisto (Cistus monspeliensis), in sardo muldegu: era usato per coprire le pinnetas, ma gli antichi usavano le sue foglie per applicarle su muscoli e articolazioni doloranti; il lentisco (Pistacia lentiscus), in sardo modditzi, dalle cui bacche si estraeva un olio utilizzato per alimentare le lampade; i suoi rami resistenti e flessibili venivano usati anche per fare cestini; il corbezzolo (Arbutus unedo) le cui dolci bacche rosse hanno spiccate proprietà lassative e dai cui fiori si ricava un pregiato miele amaro; il mirto (Myrtus communis), in sardo fine, da cui si ricava il noto liquore, viene utilizzato anche in cucina per insaporire gli arrosti; il pero selvatico (Pyrus amygdaliformis), in sardo pirastu; il prugnolo (Prunus spinosa), in sardo pruniscedda; l'elicriso (Helichrysum italicum), noto come scova de Santa Maria, è una pianta fortemente aromatica con proprietà emollienti: la leggenda narra che Maria abbia posto ad asciugare le vesti di Gesù su questa pianta dai fiori giallo sole, e da questa sarebbe nata il profumo intenso che ricorda vagamente la liquirizia.

La gariga è composta principalmente da menta selvatica (Mentha pulegium), usata per tenere lontani gli insetti dall'uomo e strofinata sul dogs per tenere lontane le pulci, dall'euforbia (Euphorbia dendroides) e dalla più rara (Euphorbia cupanii), in sardo lua, pianta usata anticamente per il bracconaggio, dalle cui foglie fuoriesce un lattice bianco che, gettato nei fiumi, stordisce il pesci, permettendo loro di essere catturati.
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3971724.jpg (186.23 KiB) Visto 186 volte
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Le praterie più frequenti sono quelle di asfodelo (Asphodelus microcarpus), nei cadilloni sardi.

Cavalli
Certo, le stelle sono loro, i cavalli. Finora ci sono circa 500 cavalli sull'altopiano, e il numero è stabile nel corso degli anni. Vivono con altri animali, come mucche e pecore. Ma ci sono altri animali selvatici, come volpi, poiane, gheppi, ghiandaie, folaghe, faine, gatti selvatici e alcune specie di rettili.

Nei secoli passati i cavalli vivevano allo stato brado ma durante il periodo della trebbiatura venivano catturati e utilizzati nei lavori agricoli. La piccola taglia del pony ha portato i proprietari ad incrociarlo con altre razze per aumentarne la taglia; ciò ha spinto la regione Sardegna negli anni Settanta del Novecento ad avviare un programma di recupero selettivo per ripristinarne le caratteristiche primitive. La proprietà degli armenti è ora ripartita tra i comuni, la regione e infine i privati ??che ne possiedono solo una piccola parte.
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Attualmente sull'altopiano vivono circa 500 cavalli e questo numero rimane costante senza intaccare gli equilibri con il territorio e con gli animali da cortile (bovini, caprini, ovini e suini) con cui da tempo convivono.

Le caratteristiche del cavallo della Giara sono occhi a mandorla, criniera lunga, bassa statura che varia al garrese a partire da 120 cm e peso che varia tra 150 e 200 kg. In molti esemplari è presente anche un particolare ciuffo che scende lungo la fronte quasi a nascondere gli occhi. L'animale si è adattato all'ambiente sviluppando zoccoli piccoli e particolari, perfetti per terreni sassosi. Vivono allo stato brado, con un'aspettativa di vita media tra i 15 ei 20 anni rispetto ai 40 di un cavallo normale. I manti presenti sono l'alloro, la marasca e l'acetosella, rispettivamente in percentuali del 65%, 30% e 5%. Il baio ha mantello rossastro, criniera e coda nere; il nero è completamente scuro; il castano ha il manto rosso e la criniera e la coda bionde. In sardo si chiamano cuaddedus o achettas. Vivono in branchi di 4-6-8 femmine e 1 stallone. Le femmine partoriscono in primavera, dopo una gestazione che dura 11 mesi, e una settimana dopo il parto possono essere nuovamente fecondate. I puledri, quando raggiungono l'età fertile intorno ai 3 anni, vengono scacciati dalla mandria dallo stallone; non è quindi raro vedere piccoli gruppi di 4/5 stalloni alla ricerca del proprio harem. Ogni gruppo occupa una superficie di circa 50/80 ettari.

I loro comportamenti sono tipici dei cavalli selvaggi, dove gli stalloni cercano di avere un harem e talvolta combattono con gli altri per le femmine. Vederli in natura non ha prezzo. I posti migliori per vederli sono i piccoli laghetti, ricchi di vegetazione dove si nutrono e si rinfrescano. Gli stagni sono circondati da molti cespugli, dove si nascondono, anche se stai zitto, non danno problemi. Infatti in qualche occasione qualche cavallo mi si è avvicinato molto, credo di circa 10 metri o meno, quindi davvero emozionante, soprattutto se erano stalloni!!!.

Durante la sessione fotografica ho scattato molte foto, ma queste pubblicate qui sono secondo me le più interessanti.
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3971743.jpg (273.73 KiB) Visto 186 volte
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I puledri erano davvero carini e simpatici, e gli adulti, soprattutto gli stalloni, erano massicci e impressionanti, a volte piuttosto nervosi, ma mai pericolosi. In alcune occasioni due cavalli sono stati interessati dalla mia presenza, ma solo per pochi minuti, visto che non ero un pericolo per loro. In effetti, sono rimasto tutto il tempo nello stesso posto, mi sono seduto su una roccia a guardarli senza muovermi, così hanno iniziato a ignorarmi.


Roba antica
Nella zona è presente anche un nuraghe, o almeno i suoi resti. Purtroppo ci sono solo un cerchio e un gruppo di pietre, ma credo che in passato fosse un grande e bellissimo nuraghe. Sicuramente le pietre sono state utilizzate per realizzare il tipico lungo muro per delimitare un'area, perdendo così la bellezza del nuraghe. Ma tutta la zona, compresi i paesini intorno, è piena di cose antiche, come il nuraghe più famoso della Sardegna, intendo "su nuraxi" nel villaggio di Barumini. Quel luogo è un concentrato di storia, con un grande e meraviglioso villaggio intorno al nuraghe principale, una vista superba di quanto fossero capaci gli antichi abitanti sardi.

L'ambiente
Se sei interessato anche alla fotografia di paesaggio, penso che il periodo migliore sia l'inverno e la primavera. Durante l'inverno potrebbe nevicare, rendendo magico l'altopiano, o durante le giornate di pioggia, è possibile fotografare qualche cascata, come la "sa spendula della Giara", una piccola cascata attiva solo con le piogge. Se vuoi puoi chiedere ad una guida del Parco della Giara, che ti indicherà il posto migliore della zona.

Conclusione
Il mio soggiorno è stato emozionante e gratificante. Non avevo mai visto i cavalli della Giara, e penso che tutti dovrebbero vederli una volta nella vita. Spero di tornarci molto presto, magari in inverno con la neve, se posso.

Saluti.



GundamRX91
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Re: Diario di un fotografo naturalista

Messaggio da GundamRX91 » 30/08/2021, 10:21

Salvataggio falco di palude
Falco_palude_femmina.jpg
Falco_palude_femmina.jpg (1.67 MiB) Visto 155 volte
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Coordinates:
not available not available not available/ not available not available not available
Giovane esemplare di femmina di falco di palude incappata in qualche problema durante un tentativo di predazione in acqua. Probabilmente quando si è tuffata in acqua si è fatta male ad un'ala e non riusciva a riprendere il volo. Dopo circa un ora è riuscita pian piano a tornare vicino la riva da cui, un pò a fatica, sono riuscito a prenderla e portarla in salvo. Due barracelli della zona l'hanno poi presa in custodia e portata ad un centro di recupero faunistico.
In giornata provo a sentire il centro faunistico per sapere se effettivamente è presso di loro.
Ultima modifica di GundamRX91 il 30/08/2021, 14:45, modificato 1 volta in totale.

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Re: Diario di un fotografo naturalista

Messaggio da GundamRX91 » 30/08/2021, 11:19

Piccolo aggiornamento: ho appena sentito il centro faunistico di recupero e il falco non ha traumi in corso, solo una forte debilitazione. E' piuttosto denutrito e quindi debole, ecco perchè non aveva la forza di riprendere il volo. Chissà da quanto non mangia. Ora gli faranno delle analisi per capire se ha problemi sistemici, e nel caso lo cureranno se possibile.
Speriamo in bene!!!

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Re: Diario di un fotografo naturalista

Messaggio da Antonio » 30/08/2021, 11:47

Credo con questo clima non è il solo animale a soffrire per il cibo. Solo le zanzare resisto.
La prima camera è stata una Canon AT1. Poi Canon F1 con obiettivo 28 mm; 55 mm macro e 200 mm; che uso quando ho nostalgia; - una Canon EOS 400D con obiettivo zoom da 17- 55 mm e 70 - 300 mm IS stabilizzato. - Panasonic Lumix DMC - FZ38 HD.

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Re: Diario di un fotografo naturalista

Messaggio da GundamRX91 » 30/08/2021, 14:44

Ma è strano Antonio, perchè il lago è ricco di pesci e altri uccelli, quindi in teoria potrebbe cacciare senza problemi. Forse è ancora inesperta, come suggerisce qualcuno, e quindi fa fatica a predare qualcosa.

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Re: Diario di un fotografo naturalista

Messaggio da Antonio » 30/08/2021, 15:19

Meglio così. Spero che si riprende.
La prima camera è stata una Canon AT1. Poi Canon F1 con obiettivo 28 mm; 55 mm macro e 200 mm; che uso quando ho nostalgia; - una Canon EOS 400D con obiettivo zoom da 17- 55 mm e 70 - 300 mm IS stabilizzato. - Panasonic Lumix DMC - FZ38 HD.

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Re: Diario di un fotografo naturalista

Messaggio da GundamRX91 » 30/08/2021, 16:07

Si infatti. Appena possibile vado a vederlo al centro faunistico.

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